La vita è semplice, siamo noi a renderla complicata

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Più passa il tempo e più mi rendo conto che viviamo in un’epoca caratterizzata da pochi sorrisi, tanta frustrazione e una sorta di malessere che ci accompagna 24 ore su 24.

E’ difficile essere veramente felici.

Dimmi la verità, quante volte hai pensato che la vita fosse difficile?

Puoi mentire agli altri ma non a te stesso.

Siamo soli, spesso depressi e sempre più convinti che in fondo la vita sia tutta qui, che sia da sciocchi pensare che esistano delle alternative.

La vita è così, “mai una gioia”.

Eppure le alternative esistono e sono alla portata di tutti.

Se pensi che sia necessario diventare ricchi o altre cose simili ti sbagli di grosso.

La verità è una sola… che la vita è semplice, siamo noi a renderla complicata pensando continuamente senza sosta e senza mai accontentarci di niente.

Se vuoi veramente cambiare vita puoi fare solo una cosa: Semplificare.

Concentrati sulle cose veramente necessarie ed elimina tutto il superfluo.

Perché la felicità è una cosa semplice.

Lo dimostrano tante storie ma quella di Jon Jandai è certamente una delle più illuminanti.

Una vera e propria lezione di vita che questo contadino thailandese offre a noi occidentali che ci sentiamo un esempio di civiltà pur essendo spesso tristi e totalmente insoddisfatti delle nostre esistenze.

Un discorso che Jon ha tenuto qualche anno fa a un TEDx Talk e che vale davvero la pena di leggere.

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La vita è semplice: il discorso Jon Jandai

C’è una cosa che vorrei dire a tutti: la vita è semplice. È semplice e divertente. Non l’ho sempre pensata così: quand’ero a Bangkok pensavo che la vita fosse dura e molto complessa.

Sono nato in un villaggio molto povero nel nord-est della Thailandia e quand’ero bambino tutto era facile e spontaneo.

Poi arrivò la televisione e da quel momento le persone intorno a me cambiarono. Improvvisamente iniziarono a dirmi: tu sei povero, devi inseguire il successo nella vita. Devi andare a Bangkok per avere successo.

Mi sentii a disagio, non era bello sentirmi povero. Così andai a Bangkok. Non fu divertente vivere in quella grande città.

Era necessario studiare e lavorare duramente. Mi dicevano che era la cosa giusta da fare per avere successo.

Lavorai molto duramente, almeno 8 ore al giorno… Eppure non guadagnavo praticamente niente.

Potevo mangiare solo noodles e riso con verdure.

Dormivo in una piccola stanza con tante altre persone e si moriva di caldo.

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Perché lavoriamo tanto per essere infelici?

Iniziai a pormi delle domande: se lavoro così tanto per una vita migliore, perché la vita è così dura?

Dev’esserci qualcosa di sbagliato perché produco ogni giorno tante cose ma la qualità della mia vita diminuisce.

Provai a imparare, a studiare.

Provai a frequentare l’Università ma era difficile per me, non solo perché mi annoiavo ma anche perché le conoscenze erano distruttive, non costruttive.

Volevano ingegneri perché gli servivano per distruggere montagne o costruire dighe o ricoprire di cemento la natura.

E se frequenti l’università di Agraria ti insegnano ad avvelenare e intossicare la terra e l’acqua.

Altra distruzione, nessuna creazione.

Mi sembrò che tutto fosse così complicato… La vita era così dura che mi sentii molto deluso.

Iniziai a chiedermi: perché devo stare a Bangkok?

Pensai a quando ero un bambino: nel mio villaggio nessuno lavorava otto ore al giorno, si lavorava due ore al giorno per due mesi all’anno.

Si piantava il riso per un mese e si raccoglieva il riso per un mese. Nei dieci mesi successivi ognuno si godeva il proprio tempo libero.

Ecco perché in Thailandia ci sono così tanti festival: una volta tutti avevano un sacco di tempo libero!

Quando ero piccolo ricordo che ogni persona aveva tanto tempo libero.

Ancora oggi in alcune zone del Laos è così: dopo pranzo tutti fanno un pisolino e quando si svegliano chiacchierano del più e del meno con gli altri.

La gente aveva un sacco di tempo una volta e così ognuno aveva il tempo di stare solo con se stesso.

E così aveva il tempo di capirsi. E se ti capisci capisci cosa vuoi nella vita.

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Lavorare il minimo indispensabile

Quasi tutte le persone vogliono essere felici.

Vogliono l’amore, vogliono godersi la vita. La gente vede molta bellezza nella vita e la esprime in modi diversi.

Un tempo c’era chi intagliava il manico del suo coltello per renderlo bellissimo o chi intrecciava i vimini per creare un cesto meraviglioso.

Oggi non è più così. 

Oggi si compra continuamente e si produce solo plastica.

Decisi di lasciare l’università e tornai a casa. Una volta tornato ripresi a vivere come vivevo da bambino.

Tornai a lavorare due mesi all’anno: in questo periodo di tempo raccoglievo due tonnellate di riso e in tutta la mia famiglia, ben sei persone, mangiavamo meno di mezza tonnellata di riso all’anno!

Quindi potevamo vendere il riso per guadagnare qualche soldo.

Poi creai due laghetti e ci misi dei pesci, quindi potevo pescare tutto l’anno.

Poi creai un orticello, passavo 15 minuti al giorno a prendermene cura e avevo 30 tipi di verdure diverse a disposizione.

Sei persone non potevano mangiare tutto ciò che producevo, quindi vendevo il resto al mercato. Così avevamo un reddito.

Pensai: ma questo è facile!

Perché sono dovuto andare a Bangkok per sette anni a lavorare duramente mangiando poco o nulla mentre qui con due mesi di lavoro all’anno e 15 minuti al giorno nell’orto posso sfamare sei persone?

Così è facile.

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30 anni di lavoro per poter comprare una casa

Prima pensavo che le persone stupide come me non potessero avere successo perché c’erano persone molto più intelligenti.

Eppure mi resi conto che le persone più intelligenti di me studiavano e dovevano lavorare per 30 anni per poter acquistare una casa.

Io che non avevo neanche finito l’università, come potevo avere una casa?

Mi sembrava impossibile con un livello di istruzione così basso.

Ma poi mi sono detto: la vita è facile.

E allora la casa l’ho costruita personalmente: ho lavorato cinque giorni alla settimana per due ore al giorno, dalle cinque alle sette di mattina.

In tre mesi mi sono fatto la casa mentre un amico molto più intelligente di me ha acquistato una casa già pronta ma si è dovuto indebitare per 30 anni.

Quindi, facciamo un paragone: entrambi abbiamo una casa ma io ho 29 anni e 10 mesi di tempo libero più di lui.

La vita è facile! Non ho mai pensato che potessi costruire una casa e invece ho scoperto che è facile. Ho iniziato a farlo ogni anno, almeno una nuova casa all’anno.

Oggi non ho molti soldi ma ho molte case. Il mio unico problema è: stanotte in quale casa andrò a dormire?

Tutti possono costruire una casa, è semplice. I bambini di 13 anni dopo scuola possono mettersi per un paio di ore e costruire i mattoni.

Persino i bambini possono costruire una casa! Se non ci credete, provateci e lo scoprirete da voi.

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Un paio di pantaloni non può cambiarti la vita

A Bangkok volevo vestirmi come una star del cinema perché mi dispiaceva sembrare povero.

Così lavorai per un mese intero solo per potermi permettere un paio di jeans.

Quando li indossai, mi girai a sinistra, poi a destra, e mi guardai allo specchio: la persona che vedevo riflessa ero sempre io.

Un paio di pantaloni costosi non può cambiarti la vita.

Mi sentii pazzo: perché li avevo comprati? Avevo speso un mese della mia vita per averli, ma non aveva senso.

Da quel giorno, per i vent’anni successivi non ho più acquistato alcun indumento: tutti i vestiti che ho sono scarti di altre persone che non li usano più.

Ho tonnellate di vestiti!

La vita è facile. Prima di comprare qualcosa dovremmo chiederci: lo stiamo comprando perché ci piace o lo stiamo comprando perché ci serve?

Cos’è una società civile?

Quando mi ammalerò cosa farò?

Questa la domanda più difficile all’inizio.

Ero molto spaventato perché pensavo che essendo povero non avrei avuto la possibilità di curarmi. Poi iniziai a rifletterci.

Di solito la malattia è una cosa positiva, non negativa. 

È il modo in cui il nostro corpo ci dice che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato. È per questo che ci ammaliamo.

Così quando mi ammalavo mi chiedevo semplicemente: cosa ho sbagliato? Ho imparato ad utilizzare l’acqua e i prodotti della terra per curarmi.

Ho imparato ad ascoltare il mio corpo e prevenire la malattia.

E voglio dire una cosa: io ho ottenuto il cibo, una casa, i vestiti e le medicine da solo ma dovrebbero essere a disposizione di tutti.

Dovrebbero essere un diritto di ogni essere umano. Come possiamo definire “civile” la nostra società se non garantiamo a tutti cibo, casa, vestiti e medicine?

Per essere felici dobbiamo fare un passo indietro

Quando mi sono reso conto che la vita è facile, mi sono sentito libero.

Ho sentito la libertà, quella vera. Non dovevo più preoccuparmi di niente, potevo fare ciò che volevo.

Ero libero.

Prima avevo moltissima paura, vedevo ostacoli ovunque. Ora, invece, penso che se fossi l’ultima persona sulla terra non avrei bisogno di nient’altro: posso contare su me stesso.

Dobbiamo insegnare alle persone che la vita è facile.

Perché cresciamo convinti che debba essere dura e complicata, sempre e comunque. In realtà è facile ma non lo sappiamo perché non facciamo altro che complicarla.

Dovremmo imparare a semplificare, a stare insieme agli altri.

Perché ci è stato insegnato a disconnetterci dalle altre persone e contare solo sul denaro.

Ci viene detto che i soldi sono tutto ciò di cui abbiamo bisogno, quindi non ci parliamo più, non stiamo più insieme.

Per essere felici dobbiamo tornare indietro. Dobbiamo ritrovare la connessione con la terra, con le persone, con il nostro corpo e la nostra mente.

Possiamo essere felici.

La vita è facile.

Qui puoi trovare il discorso completo di Jon Jandai.

Prima di salutarti ricordati sempre…

Scelte facili, vita difficile.

Scelte difficili, vita facile.

Anche oggi è arrivato il momento di salutarci 🙂

Allora cosa dici?

Ti è piaciuto questo articolo?

Condividilo con tutte le persone a cui vuoi bene!!

Ci sentiamo presto

Giorgio

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8 pensieri riguardo “La vita è semplice, siamo noi a renderla complicata

    1. E’ vero, basta pochissimo ma è incredibile vedere come ci abbiano “INCATENATO” ad un modello di vita dove la felicità deriva solo dal possesso di oggetti e di beni materiali. Ci vuole veramente poco

      Piace a 1 persona

  1. Sì in due mesi tiri su una casa così alle prime piogge viene giù. ..coltivi l’orto e il riso sperando che le annate siano sempre buone e soprattutto dovresti avere conoscenze in materia….Per non parlare della sanità in Cambogia, voglio vedere se ti ammali chi ti cura….bella storia di fantasia peccato che la realtà sia altro….ma magari mentre coltivo il riso trovo un giacimento di oro….tanto se dobbiamo dire cazzate tutto è possibile

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  2. Per fortuna il 99% delle persone avrà capito il senso di questo splendido articolo. E se solo l’1% di questo 99% lo mettesse in pratica, già sarebbe bellissimo. Complimenti per tutto

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  3. anche se condivido tutto di questo articolo, io non sono contrario alla vita in citta. sicuramente le citta devono cambiare; piu mezzi pubblici, meno inquinamento, meno traffico, piu spazi di aggregazione, ecc. però la citta può essere un luogo molto stimolante; io sono una persona timida e riservata, ma quando vado a fare un giro per firenze mi capita spesso di scambiare 4 chiacchere con qualche signore(i fiorentini doc sono persone simpaticissime, sempre di buon umore poi), oppure di attaccare bottone con qualche ragazza, sia essa una studentessa universitaria oppure una commessa. naturalmente, se jon jandai sta meglio al villaggio ha fatto benissimo a tornarci, ma non cadete nell’errore di dire alle persone”se vuoi cambiare vita vai a vivere in un paesino, coltiva la terra, spacca la legna, ecc. perche quasto in realta può dissuadere alcune persone; a chi desidera cambiare vita, insegnategli a risparmiare, fare qualche soldo con rendite passive oppure attive, e anche a divertirsi con poco. poi come vivere e dove vivere è una questione personale, ognuno deve trovare il luogo piu adatto a lui

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