L’orso e il ragazzo

Oggi voglio raccontarti una piccola storia zen.

Un uomo aveva un figlio.Sin da quando ebbe sei anni iniziò ad “addestrare” il figlio con molta severità.

Gradualmente, negli anni, lo sottopose a lavori fisici impegnativi e faticosi, lo costrinse a sopportare il dolore sempre meglio, lo faceva faticare e sudare fino al suo limite massimo di sopportazione.Non gli concesse molte uscite con gli amici, la sera il ragazzo cadeva stanchissimo nel letto mentre i suoi coetanei andavano a divertirsi e ogni mattina, prima dell’alba, si doveva alzare per lavorare, mentre i suoi coetanei dormivano tranquilli.

Durante l’adolescenza il ragazzo tentò più volte di scappare di casa: alcune volte il padre lo fermò prima che lo facesse, in qualche occasione lo ritrovò dopo un paio di giorni e lo ricondusse a casa.Sebbene esigente, il padre non trattò mai male il ragazzo, era sempre gentiledisponibile sorridente, ma fermo e inflessibile sull’addestramento.

Gli anni passarono e il ragazzo ne compì 18.
Una sera stava sotto al porticato di casa sua a osservare il cielo. A un trattò senti un rumore strano.
Uscì dal cancello del cortile e notò qualcosa in un giardino vicino, si avvicinò e riconobbe la sagoma di un orso che, avvicinatosi alle case, era entrato in una villetta.

L’orso notò due bambini che giocavano e si diresse verso di loro. Il ragazzo vide la scena, entrò nella villetta e richiamò l’attenzione dell’orso per fermarlo. l’animale lo vide, e poi riprese con più velocità la corsa verso i bambini.

Il ragazzo capì che non c’era tempo e in pochi secondi decise: si mise a correre velocissimo verso l’animale e gli si gettò addosso dalle spalle, aggrappandosi al suo collo.

L’animale cominciò a dimenarsi emettendo i suoi grugniti mentre il ragazzo cercava di stringerlo al collo quanto più poteva. Ma l’orso si divincolò gettandolo per terra. Il giovane si alzò di scatto e colpì con un calcio l’animale su un fianco.

L’orso emise un grido e reagì colpendo il giovane con la sua zampa. Il ragazzo si fece scudo con un braccio, sentì dolore, ma non si perse d’animo e immediatamente diede un violento calcio all’orso mirando all’inguine. L’animale cadde per terra dolorante.

Il ragazzo approfittò dell’occasione colpendolo sulla testa con entrambe le mani unite, con tutta la forza che aveva in corpo.

L’orso cadde a terra e pochi secondi dopo si rialzò lentamente, allontanandosi dalla case e scomparendo nella fitta vegetazione da cui era uscito.

Il ragazzo riprese fiato e si accorse della ferita sanguinante sul braccio. A quel punto rivide tutti gli attimi convulsi dello scontro con l’orso.

Si rese conto di quanto fosse diventato forte, al punto da poter combattere a mani nude con un simile animale. Notò i bambini ancora scossi ma sorridenti e salvi.

In quel momento ripensò a tutto il dolore, il sudore, la fatica e i sacrifici che suo padre gli aveva offerto per anni.
E sorridendo, finalmente capì.

Io sono convinto che tutti vogliamo essere felici.
Se preferisci usare la parola “serenità”, o “pace” o ancora “tranquillità” fai pure, per me è uguale e io preferisco “felicità”.

La felicità però è solo per le persone forti.
E tutti possiamo diventarlo.

Ma non esiste forza che tu possa sviluppare senza sudore, dolore e fatica.

Di una cosa sono certo: la forza che ti servirà per affrontare “i tuoi orsi” non potrai svilupparla quando inizierà il combattimento, ti servirà averlo fatto prima.

Quale che siano le difficoltà che vivi, da oggi inizia a guardarle con una prospettiva diversa: come l’opportunità per sviluppare la forza che ti servirà per superare le sfide che ti attendono.


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Scelte facili, vita difficile.

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Giorgio


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